Quella che stai per leggere è la testimonianza di Barbara, madre di una bella bambina a cui è stato diagnosticata la leucemia.
Il problema più grande però si è dimostrato essere il sistema medico….
(Una storia da far conoscere a tutti, condividi l’articolo: è importante! )

Ecco la sua testimonianza:

 

Quando a nostra figlia di 8 anni diagnosticano la leucemia iniziamo tutti e tre un percorso alimentare sano e salutare
Dopo mezzo ciclo di cortisone e una chemio la malattia NON C’È PIÙ’.

Ma il protocollo chemioterapico non tiene conto di questo: la terapia va fatta TUTTA fino in fondo. Punto!
Nel giro di un mese Sofi si trova così a rischiare la vita non più per la malattia bensì per gli effetti devastanti di una terapia continuata nonostante tutto solo perché così impongono le linee guida.

Finalmente il primario, viste le gravi complicanze, dopo essersi consultato a livello nazionale, decide di sospendere momentaneamente la chemio.
Sofia grazie al percorso alimentare – e non solo – intrapreso a casa si riprende velocemente, gli esami rimangono buoni e ad aprile torna a scuola riprendendo anche l’attività sportiva.

Tuttavia, si sa, il protocollo chemioterapico va terminato a prescindere dall’ottimale stato di salute della piccola perché la malattia ora non c’è più ,ma domani..non si sa mai!!

Ci chiediamo : <Perché riprendere solo a scopo cautelativo una terapia così devastante che non offre comunque  nessuna certezza, per cui alcuna garanzia, che la malattia non si ripresenti mai più visto che non va ad eliminarne la causa?>
Per Sofia sarebbe un inutile massacro fisico e psicologico. 

<Come spiegare a nostra figlia che ha ripreso da poco la forza di correre di nuovo che deve ritornare su di un letto di ospedale perché forse, chissà , probabilmente, un giorno potrebbe tornare la malattia?>
I medici ci fanno capire tra le righe, in maniera MOLTO “SOFT” che se non riprendiamo immediatamente il protocollo finiamo direttamente in tribunale con il rischio ci venga sottratta la bimba dagli assistenti sociali per costringerla a fare la chemio.

Noi continuiamo a rifiutarci di riprendere la terapia a scopo preventivo e decidiamo, visto che la bimba continua a stare sempre meglio, di perseverare sulla strada della nostra non tossica e non dolorosa prevenzione, priva di effetti collaterali, chiedendo all’ospedale una collaborazione tramite un monitoraggio costante della situazione.

Niente: va fatta la chemio, tutta, fino in fondo, volenti o nolenti, rischi o non rischi, garanzie o non garanzie!

E così perdiamo 10 preziosi mesi dietro ad avvocati, dottori, assistenti sociali e tribunali finché dopo diversi tira e molla i medici decidono all’unanimità nazionale di avvallare la nostra richiesta: è passato ormai troppo tempo non saprebbero più che dosaggi utilizzare, da che punto riprendere il trattamento e che garanzie dare.
Aggiungono anche che nel caso la malattia ritornasse non la considerebbero come una recidiva ma come una malattia da trattare ex novo.
Ci lasciano tuttavia sotto controllo degli assistenti sociali per gli esami ematici mensili obbligatori.
Sono ormai 15 mesi che la bimba non fa più chemioterapia e sta benissimo
 

Al termine di quest’Odissea, vista l’esperienza fatta per forza di cose sia dal punto di vista medico che dal punto di vista legale e umano, considerata la mole d’ informazioni che stiamo continuando a raccogliere, ci è venuto spontaneo costituire una ONLUS ( Giù Le Mani da Sofia) per aiutare tutti i genitori ad essere più consapevoli.
Ma non solo: si parla sempre di malattia e di cura. Ma perché nonostante tutti i soldi “spesi in ricerca “non siamo ancora arrivati alla radice del problema?
Come mai nessuno vuole approfondire?
Ecco, noi nel nostro piccolo, con l’ aiuto di chi sostiene la nostra idea, vorremmo fare anche questo: curiamo la causa!

Questa storia è davvero incredibile, se vuoi conoscerla nel dettaglio clicca qui.

Barbara e suo marito sono stati forti e hanno peso una decisione difficile, controcorrente, ma è questo che ha salvato la loro figlia. Il sistema medico agisce su protocolli senza curarsi della persona nella sua unicità.

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Questa storia è finita bene, nonostante i lunghi mesi di lotta in tribunale ma, leggendo questa testimonianza non si può non pensare a tutti coloro (bambini e adulti) che nella stessa situazione di remissione della malattia vengono sottoposti a ulteriori chemioterapici “per prevenzione” quando sappiamo bene che la chemioterapia non previene nulla, non agisce sulla causa del problema, si limita a distruggere un pò tutto quello che c’è…

Per sostenere la ONLUS di Barbara e suo marito “Giù la mani da Sofia” clicca qui

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