Sembra incredibile, ma un decreto ministeriale, esattamente il DM 30/08/1973, consente il

trattamento degli ortaggi con sorgenti radioattive

di Cobalto 60 o, addirittura peggio di Cesio 137 (contaminante presente nel liquido amniotico delle donne intorno a Chernobyl!).

Questa pratica viene utilizzata per impedire soprattutto a patate, aglio e cipolle di germogliare dopo la raccolta!

Patate radioattive? No grazie!

Il decreto indica poi che la dose di radiazioni assorbite dai vegetali deve essere compresa tra 7500 e 15.000 rads.

Studi russi affermano che l’assunzione di alimenti contaminati anche con soli 10.000 rads è causa di mutazioni genetiche e malformazioni congenite!

Questa tecnica è perlomeno discutibile, in quanto si dice che causerebbe l’alterazione degli amminoacidi e lo sviluppo di tossine all’interno dell’ortaggio.

Chiunque pensi che tali radiazioni passino attraverso l’ortaggio senza lasciare traccia di se è in errore, d’altra parte in quel caso, a cosa servirebbe il trattamento? Poi le ricerche sia su vegetali che su malcapitati animali parlano di rottura del dna, di “proteine mutanti” etc.

Come possiamo difenderci da questo ennesimo inganno?

Gli ortaggi radioattivi devono per legge portare scritto sull’etichetta in modo chiaro la seguente dicitura:

“Irradiato a scopo antigermogliativo”

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Se le patate o gli agli che di solito acquisti riportano questa dicitura fatti un favore: lasciale dove sono!

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P.s.

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